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QUANDO NASCE UNA BANDA MILITARE

di Luca Romagnoli e Gianfranco Ruello
per gentile concessione della rivista RIVIVERE LA STORIA e dell’Associazione Tolentino 815

Da quando esiste la guerra esiste, al suo fianco, la musica.
Sembra uno stridente connubio eppure sin dal primo corno le note musicali accompagnano i soldati. Inizialmente i suoni vengono utilizzati come mezzo di segnalazione in battaglia ma svolgono anche compito di incoraggiamento del soldato.
Il tamburo, il piffero e la tromba prevalgono, nei secoli, sugli altri strumenti e scandiscono la vita delle truppe.
Nasce nel XVII secolo l’usanza delle bande militari reggimentali: queste differiscono dai musicanti all’interno dei reparti, che rimangono in prima linea vicino ai loro ufficiali per trasmette gli ordini con semplici note.
Le bande invece diventano uno strumento di propaganda. Abbelliscono con le uniformi l’esercito e la guerra, esaltano lo spirito militare, ne diventano l’immagine per le popolazioni. Inizialmente vengono utilizzate per l’arruolamento dei civili, contadini e borghesi allettati con visioni della vita militare di dubbia realtà.
Con il tempo le bande diventano il fiore all’occhiello dei comandanti dei reggimenti, i quali, il più delle volte, ne erano i proprietari, curandole come un vero e proprio oggetto, vezzeggiate spesso con fondi personali. Nascono uniformi sgargianti piene di fiocchi, lustrini e piume. Anche i musicanti di compagnia e battaglione sviluppano uniformi diversificate ma questo avviene per poter essere riconosciuti sul campo di battaglia dal loro comandante. Successivamente questa usanza sparisce. Il motivo? Bersagli troppo facili.
Le bande militari non corrono questi pericoli. Accompagnano i reggimenti sul campo di battaglia, suonano musiche trionfali per esaltare gli spiriti, ma al primo colpo di cannone riparano nelle retrovie. Per questo, nell’esercito francese, i soldati chiamano le bande <loin des balles> un termine che non necessita di traduzione.
Ma altri termini, più gentili, sempre per un gergo militare, vengono loro dati: la <Grenadier> è la banda della guardia francese, la <banda del fracasso> o i <fracassoni> sono i pifferi e tamburi mentre gli <strumentisti> sono la musica dell’armonia; infine tutti i musicisti, per le loro uniformi sgargianti, vengono chiamati gli <uccelli del paradiso>.
Anche la cavalleria ha le proprie bande con predilezione per le trombe e i timballi. Al museo reale di Torino se ne trova una coppia in argento catturata ai francesi nel ‘700.
Nel periodo napoleonico vi è l’esaltazione massima delle bande militari e nasce un lungo duello uniformologico e musicale non solo tra le nazioni, ma addirittura tra i vari corpi. I costi sono altissimi, e dove non basta la cassa del reggimento sono i comandanti a rimetterci di tasca propria pur di non sfigurare.
Con le due guerre mondiali l’effimero fascino delle battaglie sparisce davanti a milioni di croci. Questa volta persino i musici che accompagnavano le truppe hanno lasciato le loro uniformi per andare a combattere.
Oggi, sempre meno eserciti si possono concedere musici di reparto o bande reggimentali: unica eccezione la Gran Bretagna. E le bande cittadine odierne non sono che una sbiadita ombra dei musicanti delle antiche milizie urbane.
Rimangono le bande di rappresentanza dei corpi musicali ufficiali.