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IL TAMBURO NELL'ESERCITO
di Renato Altesi
per gentile concessione del periodico TUTTOSTORIA, ALBERTELLI editore n. 45 novembre 1994
su cortese indicazione del Socio RAIMONDO TORELLI

PARTE SECONDA

prosegue IN TUTTI GLI ESERCITI

E Dante, ai tempi suoi, aveva già veduto, più volte

<Cavalier muover campo \ E cominciare stormo e far lor mostra\ …. E girar guindane\ Ferir torneamenti e correr giostra\ Quando con tromba quando con campane\ Con tamburi e con cenni di castella\ E con cose nostrali e con estrane.>

Passata quella raffica di invasioni, a poco a poco i tamburi ritornano in giusto onore, risalgono in considerazione, entrando negli Eserciti e mantenendovi in più durevole dominio: così al principio dell’Evo Moderno, li vediamo tenuti in ottimo conto. Dalla lettura di alcuni ordini per le milizie veneziane, datati dalla prima metà del secolo XVI, può rivelarsi chiaramente quanto grande sia la loro importanza e qual conto ne faccia. In tutto l’Esercito veneziano di quel tempo, non esistono che due soli Tamburi ‘Maggiori’, uno di qua e uno di là del mare, cioè uno per ogni Sergente Maggiore, grado che corrisponde, allora, a quello di Generale Maggiore: la loro paga è di sei ducati al mese.

Ma prima di quell’epoca, per essi gloriosa, sulla fine del XV secolo, non vi è che un solo Tamburo per ogni compagnia di cento uomini: la sua paga è di due ducati e mezzo (quella del Capitano, di sei), ha l’obbligo di adoperarsi, in ogni modo, per la buona riuscita della rivista mensile e alloggia presso il Capitano, di cui è una specie di aiutante Sottufficiale .

Ritornando in Europa, nelle grandi Nazioni, fin dalla seconda metà del XVII secolo, si trova un certo numero di Tamburi con un Tamburo ‘Maggiore’ in ogni reggimento di Fanteria e in ogni compagnia dei reggimenti dei Dragoni. Nel 1778 visono due Tamburi per ogni compagnia di fanteria: si tratta di ragazzi che si arruolano a dodici anni per avviarsi alla carriera di Sottufficiale. Nel 1798 vengono aboliti i Tamburi nei Reggimenti di Cavalleria, mentre in quelli di Fanteria, i Tamburi hanno un organico che subisce poche varianti negli anni successivi. Con il progredire delle forme, degli ordinamenti militari, se il Tamburo non cresce, in estimazione né in importanza effettiva, cresce invece in autorità apparenti.

Gli ordinatori degli Eserciti di quei tempi, non esclusi quelli della grande epoca repubblicana (1788\1805), mettono a profusione, sulla divisa, i più appariscenti e ricchi distintivi.

A capo dei Tamburini e dei Trombettieri viene posto il Tamburo Maggiore detto anche Primo Tamburo oppure Capotamburo, Sottufficiale di cui l’impiego è assimilato, gerarchicamente, a quello del Sergente Maggiore. Il titolo di Tamburo Maggiore è dato, ufficialmente, al capo dei Tamburi di un reggimento con l’ordinanza di Poitiers, che data del 1651. L’insegna caratteristica dei primi Tamburi Maggiori non è che un bastone di cui essi fanno, una mazza dal pomo d’argento sempre più ornamentata, man mano che lo stesso loro costume, al principio simile a quello degli altri soldati, si sovraccaricò di ornamenti di ogni sorta.

Alla fine del XVIII secolo i Tamburi Maggiori arrivano a portare dei costumi assolutamente di fantasia che così conservano, più o meno integralmente,fino a due terzi del XIX secolo.

Nello stesso tempo, si è addivenuti a scegliere, per questo impegno, uomini di assai alta statura, aumentata ulteriormente da un copricapo imponente e che ogni Colonnello orna a suo piacere, come se egli ne voglia fare l’insegna vivente del proprio reggimento. Questa usanza, che si perpetua fino al 1870, è cessata da allora e i Tamburi Maggiori non hanno oggi altra divisa che quella del Sergente Maggiore del loro reggimento, abbellita da un gallone di Sergente posto sul paramano della manica e da un gallone della stessa larghezza cucito al collo del loro vestito. Essi portano una mazza detta ‘di Tamburo Maggiore’ di circa un metro e quaranta centimetri di lunghezza totale dal grosso pomo cesellato. Questa mazza serve loro a dirigere, attraverso dei segnali, i Tamburi e i Trombettieri, nella esecuzione delle batterie e delle suonerie.

Il Piemonte, nel corso dell’Ottocento, a unità compiuta, pur abbondando anche lui in ricchezza della uniforme del Tamburino, ne abbassa il grado, non consentendogli più che quello di Sergente: negli altri Eserciti, invece, tanto degli Stati pre-unitari che esteri, gli è invece consentito un grado superiore, tanto che, in molti casi, egli sta alla testa della musica stessa, anziché a capo della sola batteria di Tamburini.

E non sono ricordi del tutto dimenticati quelli di certe figure di Capo Tamburo aitanti, fiere della uniforme scintillanti di galloni che marciano in testa al reggimento, oggetto della esclamazione ammirativa del popolo, come a modelli di grandezza e di autorità. Poi, con il tempo, le pompe esteriori vengono lentamente sparendo sia al Tamburo Maggiore che alla schiera rullante dei Tamburini, tanto che oggi non vi sono che gli Eserciti Inglese, Russo, Tedesco e qualche altro d’oltremare che conservino ancora qualche traccia della ricchezza di un tempo.

NEL REGIO ESERCITO

Il nostro Esercito, riammettendo nelle sue file nuovamente i Tamburini nel 1901, toglie loro i galloni larghi rilucenti che giungono quasi fino alla spalla, le file di bottoni scintillanti, gli alamari, le fibbie, i ricami, lasciando l’ornamento più semplice, oltre il distintivo di ordinanza: cordoncino rosso e bianco (per i Tamburini) e rosso e argento (per il Capo Tamburo) sul Kepy, dragona rosso e oro per il Capo Tamburo: un piccolo, quasi invisibile tamburino sulla manica destra, in rosso per i Tamburini, in argento per il Capo Tamburo. Da annotare un particolare: i tamburi non appartengono solo alla Fanteria, ma anche ai Corpi, considerati misti: Artiglieria, Genio, Gendarmi, Carabinieri, Dragoni per servizio appiedato.

Ma avendo fatto poca buona prova, i Dragoni l’usano per ben poco tempo, mentre negli altri Corpi dell’Esercito Italiano vengono mantenuti fino al 1870, ripristinati poi nel 1901 e soppressi del tutto verso il 1910.

Oggi i tamburi sono presenti in tutti i reparti che hanno una banda musicale, come i Carabinieri, la Guardia di Finanza, la Marina, l’Aeronautica.

Per determinazione dello Stato Maggiore Esercito è stata costituita, nel 1964, la Banda dell’Esercito allo scopo di dare a questo Corpo musicale la funzione rappresentativa dell’intera Forza Armata. In uniforme storica che ha ripreso, in gran parte quella di fine Ottocento, il Corpo Musicale ha una composizione organica di 102 sottufficiali di carriera, la maggior parte dei quali è diplomata in Conservatorio. A questo complesso si salda un drappello di 35 militari di leva composto da trombettieri, tamburini e cimbalieri.

Il tamburo sa, quindi, sia pur nel contesto degli altri strumenti, ancora vibrare delle sue note più eroiche, dove si levi una voce di libertà, un grido di riscatto, un gemito di dolore.